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sabato, 26 aprile 2008
segugio.
dici, è il 25 aprile, festeggiamo. festeggiamo e prendiamo da mangiare cinese. anche perché non c'hai un cazzo da mangiare in casa e riprendere pizza dal pachisatano non ti va. ah no, puoi mangiare anche grissini con amarene fabbri (quelle dentro al barattolo bianco e blu della fabbri, quello storico proprio). apri le pagine gialle e cerchi il cinese. nelle pagine gialle nuove di merda non esiste più la sezione ristoranti cinesi. diocane. cade l'occho su un cinese, ci sei stato, non è lontano da casa tua. sono cinesi, figurati se il 25 aprile stanno chiusi. infatti sono aperti.
"plonto?"
"buonasera, fate consegne a domicilio?"
risposta affermativa. ordini, il solito. invortì, liso cantonè, poro nacaldi. sono le nove. al telefono ti assicurano che "masimo tlenta minuti". bene, dici. passano tlenta minuti ma non succede niente. non soffri troppo perché sei distratto dlla televisione e non ti rendi conto del tempo che passa. alle 10 però senti i morsi della fame e decidi di chiamare per sentire che fine ha fatto il gatto con gli anacardi. ti dicono che il fattorino è appena partito. bene, dici. torni a guardare la televisione mentre il tempo passa. ancora una volta perdi la cognizione del tempo, del resto non sei uno di quei bambini africani da fotografia, con lo stomaco gonfio per la fame e le mosche sugli occhi.
l'altro giorno c'era una mosca gigantesca che camminava pian piano sul pavimento, sembrava strafatta di qualcosa. o sembrava peter falk che cammina per hollywood con la camicia aperta sulla panza. non vola, nemmeno quando la sparo via come se fosse una di quelle palline di plastica, metà colorate e metà trasparenti con la faccia di tacconi con cui giocavo nella pista di sabbia con la parabolica, al mare. non so perché mi capitava semrpe tacconi. ovviamente io volevo sebastiano rossi, perché era l'unico calciatore che sapevo chiamarsi con il mio nome. tornando alla mosca, non vola nemmeno quando, con un pezzo di carta da cesso, la raccolgo e la butto nelle scovazze.
il tempo vola e quando guardi l'orologio sono le 11. tiri su il telefono, premi RP. la cornetta suona il numero. ti risponde il ragazzo di prima, ti chiede se "la via è bentivogli a san donato", gli dici "sì, la parallela di paolo fabbri" "arora folse ha sbariato, adeso chiamo subito". ha sbariato, quindi. passano i minuti. 10, poi 15. sei rassegnato. durante una pausa cominci a scrivere su un file .txt, perché doc ti sta sulle palle, che ormai sei rassegnato a mangiare cracker e amarene fabbri. ed infondo non è poi così male come prospettiva. d'un tratto il campanello gracchia timidamente. vai alla porta, premi il tasto e apri il portone, dai il tiro come si dice a bologna (che ti viene sempre in mente l'immagine di uno che dice "mi dà il tiro?" e e in risposta gli arriva un cartone nei denti). poi vai in camera, frughi nelle tasche dei pantaloni e tiri fuori 20€ accartocciati, sembrano un francobollo. vai alla porta in mutande, apri mentre il portacibocinese pachistano (la globalizzazione) sale l'ultima rampa di scale prima di casa tua. paghi. entri in cucina, posi il sacchetto sul tavolo e prendi un piatto, una forchetta e un coltello. svuoti il sacchetto con gli invortì nel piatto. sono flosci, la condensa formatasi durante il viaggio ha sconfitto l'immortale croncantezza, ma sanno semrpe di invortì. li finisci e dentro al piatto svuoti il parallelepipedo di liso cantonè. come facciano a farlo così buono non l'hai ancora capito, in più di 10 anni che mangi cinese. infine è il turno del poro nacaldi. ti stupisci sempre, come se fosse la prima volta, del fatto che sà sempre eattamente della stessa cosa, indipendemente che sia bologna, trieste, l'italia o la repubblica ceca. e fa uno strano cigolio mentre lo schiacci fra i premolari, ma è sempre buono. lasci gli anacardi per ultimi, ché ti piace mangiarli dassoli.
lunedì, 17 marzo 2008
"la vita di un uomo ridotta ai minimi termini è sofferenza e amore"
la vita di un uomo ridotta ai minimi termini è mangiare dormire e soprattutto cagare. note bene: in questo caso la parola uomo è da prendere nella sua accezione semantica di maschio: è noto infatti che le donne, come già riportato più volte precedentemente, non caghino. cambierò idea quando qualcuno manderà un video così strutturato (onde evitare trucchetti) 1- senza montaggi 2-tenendo la telecamera sempre fissa sulla femmina:
telecamera dentro cesso; entra femmina; telecamera segue femmina fino a tazza; femmina mette mano in tazza cesso; inquadratura tazza vuota con mano femmina; telecamera si allontana senza mollare femmina che si cala quel che deve calare, siede e comincia lavoro tenendo mani ben in vista a evitare utilizzo di artefatti con scopo aggiunta merda; preferibile qualche peto, obbligatorio sonoro delle clanfe degli stronzi nell'acqua; se già pisciato e schizza le coscie con acqua pisciata hahaha; femmina si alza dal cesso SENZA PULIRE CULO - carta buttata dopo spazzata potrebbe coprire evidenza della non evidenza; femmina mette mano in tazza; telecamente inquadra tazza sporca con mano femmina; femmina può terminare a piacere.
la mano ovviamente serve come riprova che la femmina sia lì e non sia un montaggio. a chiunque obietti che nonostante le precauzioni sia possibile mistificare tutto tramite abile montaggio digitale dico:
siete come quelle caccole che uno si toglie dal naso, di quella consistenza gommosa stile gak (scèimoniu se non ti ricordi il gak e la sua pubblicità anni notvanta) che quando cerchi di spararla via dall'indice col pollice ti si attacca al pollice, e quando cerchi di ristaccarla dal pollice ti si attacca all'indice...e così via finché non perde la sua carica adesiva o finché non trovi qualcos'altro su qui attaccarla.
giovedì, 28 febbraio 2008
tira aria di carestia in casa. oggi: colazione con due cubetti di grana. ho comprato quel grana in cubi, non mi ricordo come si chiama. mi ricordo che la prima volta che l'ho visto ero in germania a casa di una mia amica italiana che se lo mangiava e mi diceva "ma come, non conosci xxxx di grana? sono buonissimi" ed effettivamente devo darle ragione. potrei scrivere il nome se solo avessi voglia di alzarmi e andare a veder e in frigo ma, guarda caso, non ne ho voglia. comunque penso che in fondo sia una buona colazione, è sicuramente energetico. mi sto molto compiacendo della velocità a cui scrivo sulla tastiera consunta del mio caro computerino. attendo con ansia la chiamata di mio zio che mi informa di quando abbia intenzione di andare fuori a pranzo. di solito ci vediamo dopo gli esami, ma lunedì al telefono mi ha detto che contava di vederci anche questa settimana: non mi oppongo ad un invito a pranzo in ristorante, è una questione di principio. tornando al tema carestia, ieri mi sono mangiato mezzo chilo di lenticchie, forse qualcosa di meno. in due pasti chiaramente. la mia cagata mattutina però non è stata degna. non so, forse erano i rifiuti dei pasdti dell'altro ieri e mi aspettando grandi sorprese. ad ogni modo, dato che non penso che oggi andrò a fare la spesa, per oggi o mi rifaccio lenticchie (che non sarebbe una cattiva idea...morirò cagando il mio intestino), oppure la mia bella minestrona fantasia, sempre coop: sostanzialmente lenticchie con altri legumi. magari ci faccio ancheun soffrittino di cipolla. vedremo. sono stato in palestra, mi hanno offerto una settimana gratis. figa la palestra, supertechno nuova, salottini relaz, noleggio gratuito video (ho dato un'occhiata andando via e ho visto natale sul nilo...), saune, bagni turchi, un sacco di attrezzi moderni che ti calcolano il battito cardiaco mentre corri e fai ciclette, oppure con gli adesivi che ti fanno vedere quali muscoli interessa l'esercizio che stai facendo. tutto technogym ovviamente, leader mondiale. la gente che frequenta le palestre, e questo lo sapevo anche da prima date le mi esperienze pregresse, si divide in 2, normali ed anormali, con una netta preponderanza della seconda categoria, chiaramente individuabile dall'abbigliamento: si vestono in maniera da far vedere la fantastica muscolatura e i fenomenali attributi, tette, culi, cazzi, palle. pantaloncini e mini canottierie attillati gli uomini, topo minimali e fusò neri per le donne. il tipo che mi ha tampinato per farmi venire a fare sta settimana di prova è uno sfigato di pordenone, che quando ha scoperto che ero di trieste mi ha detto "ma va! io sono di pordenone". il tutto non per dire che io abbia qualcosa di specifico con tro i pordenonesi, ma solo che è sfigato. spera di riuscire a farmi fare qualche abbonamento immagino, così lo pagheranno perché è stato bravo a convincermi. mona, non sai contro chi ti stai mettendo. non credo continuerò, staremo a vedere. magari mirko (così si chiama il pordenonese...) riuscirà a convincermi. di lui mi ricordo solo che portava gli stivali da cowboy e di faccia assomigliava a doni, portiere della roma. fate voi
domenica, 10 febbraio 2008
ho ritrovato che qualche anno fa avevo scritto qualcosa relativo a dipimpact e al fatto che gli stati uniti nonavrebberomai avuto un presidente negro come morgan freeman nel succitato film. e continuo ad essere di questa opinione. a parte che non vincerà mai la sfida con ìlari "mangio cazzi a colazione" clington ma anche se la vincesse non potrebbe mai diventare presidente. per favore, un presidente usa negro. dai. penso che le possibilità che venga eletto milingo come papa siano più alte. immagino ci siano anche questo genere di scommesse nei centri scommesse, appunto. ho sentito che gli scommettitori inglesi danno berlusconi a 1,25 vincitore delle elezioni. sto riflettendo in maniere sempre più seria all'eventualità di andarmene qualche tempo a vivere in grecia, adesso che l'appartamento di atene e vuoto. nonsarebbe male. un annetto, così. la possibilità risulta ancora più realistica se inserita nel radioso panorama politico italiano odierno.
qualche tempo fa avevo confusamente scritto sull'impossibilità di credere in dio con annessi e connessi. a rileggere ora quel che avevo scritto (peraltro in preda alla disperazione per aver finito di vedere l'ultima puntata dela quarta serie di O.C.), non mi piace granché. non nel contenuto eh, nella forma. recentemente ho letto un libro di cui non riporterò il nome e l'autore solamente perché l'ho citato così tante volte ai miei conoscienti negli ultimi mesi che penso mi sputerebbero in faccia a sentirlo nominato ancora una volta. ad ogni modo mia madre, che l'hh comprato, l'ha sovracopertinato con la pubblicità di un auto ritagliata dal venerdì, perché così poteva leggerlo in pace senza che nessuno le facesse domande sul perché leggese quel libro. comunque, questo libro parla molto male di tutte le religioni di tutto il mondo e mi ha fatto davvero sentire bene con l'universo. l'autore è proprio pieno di veleno a riguardo. ho letto recentemente anche un libro di un noto storico medievista, sul significato della storia e il metodo della ricerca storiografica. e mi ricordo che mentre leggevo, ho trovato un passo particolarmente ispirante ed ho pensato "aspetta che mi metto un promemoria sul cellulare con scritto 'l'unica cosa in cui credo è la storia', così la prossima volta che mi metto a scrivere ne parlo. non ricordo di cosa parlasse il passo, cosa dicesse esattamente. potrei pensarci e arrivarci per deduzione, o predere il libro che giace a 17 centimetri dal computer e controllare, ma non ne ho voglia. non ho intenzione di rendervi partecipi del perché sono giunto a questa conclusione che ha davvero, e non sono ironico, illuminato la mia mente per un istante che durerà per sempre. ho deciso di prendere questo postulato per quello che è, senza avere intenzione di spiegarlo. so solo che quello che ho pensato, che credo solo nella storia, è la verità, indipendentemente dal perché l'abbia pensato e dal perché sia la verità. insomma ho creato la mia religione. purtroppo non è una vera religione di quelle doc, perché se ci si mettesse a riflettere sul perché di questa mia affermazione, dato che derivava da un ragionamente più che logico e quindi rintracciabile e ripercorribile, la mia affermazione perderebbe tutto quel mistero di fede che rende le religioni le stronzate che sono.
nel promemoria avevo segnato anche un'altra cosa. anzi, l'avevo segnata prima, quindi aveva maggiore importanza di quale fosse il punto fermo della mia esistenza. e cioè un punto fermo ben più importante, cioè il panino superspeciale. il panino superspeciale è un panino di invenzione di mio padre, e parzialmente mia. una leccornia di cui non potevo fare a meno quando ero un bambino bello e timoroso. mangiavo già come un bue, ma siccome crescevo 10 centimetri l'anno la cosa non influiva sulla mia forma fisica, anzi. questo panino era costituito di una rosetta, e quindi un panino non molto grande, con salame ungherese e sottiletta. voi direte: ma perché allora superspeciale? in primo luogo le rosette di giudici avevano un sapore inimitabile, veramente super; in secondo luogo il pane era tostato nel nostro immortale tostapane della braun che campeggia anche in casa matera. ma il pezzo forte era il post tostaggio. dopo averlo tirato fuori dalla brumma (così si chiama a casa mia il tostapane. parola introdotta da me o mia sorella in tenera età) veniva sfregato con uno spicchio di aglio, vi veniva versato sopra un pizzico di olio e del pepe; poi fetta di salame, sottiletta, fetta di salame (e sottiletta extra se me lo facevo dassolo). sono anni che non mangio un panino superspeciale. penso che la prossima volta che vado a trieste reclamerò un panino superspeciale a mio padre. me lo merito. e provatelo anche voi, è davvero superspeciale.
lunedì, 28 gennaio 2008
c'è della fortuna ultimamente.
[ieri]
sono disteso sul divano e guardo i gol quando mi arriva una telefonata
"ciao seba, allora ci sei domani a livorno?"
"domani? ma no, è dopodomani, il 29" "no guarda che sono praticamente sicuro. aspetta che controllo, c'è l'ho proprio qui...ah, è proprio domani. ah beh, sì sì, ci vediamo certo"
"allora a domani alle 9.30".
per chi non lo sapesse non è possibile essere a livorno alle novemmezza partendo la mattina da bologna. a meno che non abbia voglia di dormire in stazione. generalmente vado prima a firenze e la mattina all'alba vado a livorno.
mentre bestemmiando iddio scrivo sms per avvisare che arrivo stasera, tornano nitide nella mia mente anche le parole dell'organizzatrice dell'incontro la volta precedente che ci siamo trovati
"ma viaggi di notte per venire così presto a livorno?"
"no no, vengo da firenze. comunque parto alle 7 per arrivare in tempo alla riunione, altrimenti il regionale successivo arriva troppo tardi"
"ma allora facciamo un po' più tardi! va bene per le 10 no? tanto a noi non cambia niente"
"oh grazie!"
e invece sto cazzo che me l'avete spostata la riunione pezzi di merda. mi sono alzato stamattina che era ancora notte diocane. comunque ieri arrivo in stazione, vado a fare il biglietto alle macchinette e giusto prima di pagare (eurostar, tanto mi rimborsano), mi informa che non ci sono più posti disponibili. boh, vabbeh. prendo il regionale. faccio il biglietto che mancano 3 minuti alla partenza: binario 1 piazzale est. ovviamente vado al piazzale ovest. manca un minuto alla partenza, treno già annunciato 2 volte, mi metto a correre carico e vestito, arrivo sul treno che sto per sputare i polmoni.
il treno partirà solo dopo 10 minuti.
[oggi]
la mattinata si svolge senza intoppi. sul treno da livorno a firenze ricevo un messaggio
"il suo apparato nokia è pronto"
bene, dico, me lo vado proprio a prendere oggi. arrivo a bologna, vado al negozio. la tipa mi riconosce, le do il foglio, lei sparisce nel retro e dopo 10 minuti mi porta il cellulare. le sgancio euro numero settantaduevirgolazerozero e me ne vado. appena uscito cambio batteria e sim e lo accendo. oh, senza volume proprio come glielo avevo dato! e anche con la luminosità diminuità per risparmiare batteria! grandi, ti rimettono anche le impostazioni con cui glielo hai dato. mando un sms ad un amica dicendo "ti sto scrivendo dal redivivo nokia ciccione, sono molto contento"; faccio per scattare una foto (la fotocamera non funzionava più) e tutto ok. è un po' più lento di quanto pensassi ma ok. vado per provare agenda e blutuf, che pure non funzionavano più, e si blocca tutto. mentre bestemmiando iddio torno indietro, tornano nitide nella mia mente le parole del tipo del negozio che avevo chiamato dopo aver ricevuto il sms in cui mi informavano che non riucviano "a finalizzare l'aggiornamento del software" ed era quindi "necessario spedirlo all'assistenza tecnica per un sovrapprezzo di 72 euro", dunque le parole del tipo che alla mia domanda "ma se pago sti 72 euro poi torna perfetto, no? e poi non è che devo pagarvi anche i 24 euro del primo intervento" aveva risposto "no no, deve pagare 'solo' i 72 euro e tornerà perfetto". entro nel negozio, faccio la fila per 10 minuti a milleseicento gradi e, giunto il mio turno, faccio loro gentilmente notare che non funziona un cazzo come prima. la tipa mortificata (brava, non è tua responsabilità ma ti mortifichi, hai futuro come venditrice) mi dice che è stato un errore, che lo hanno mandato all'assistenza con delle indicazioni sbagliate. te le do io le indicazioni dioporco. settentadue euro di merda ti do diocane, almeno abbi la decenza di mettermelo a posto. ad ogni modo, sempre mortificata, si affretta ad aggiungere che questo intervento ovviamente "rientrerà nella spesa dei 72 euro già pagati". non ne avevo dibitato nemmeno un secondo. non lo dico ma lo penso. io anzi sono un sorriso cordiale continuo, una profusione di "non c'è problema" " certo" "non importa". mi fa firmare due carte e me ne vado. sceso alla fermata vicino a casa mi accorgo con grande piacere che il negozio di computer è aperto nonostante sia lunedì. dimentico sempre che il resto di italia non è trieste. in tutti i sensi. è la terza volta in 2 settimane che ci vado per comprare una scheda di memoria per la macchina fotogarafica. la prima volta sembrava che ce ne fossero centinaja ma al momento della ricerca erano sparite tutte. sarebbero arrivate nuove "la settimana prossima"; "la settimana prossima" non c'erano ancora ovviamente (o le aveva già vendute tutte, non è chiaro) e quindi sarebbero dovute arrivare venerdì e "te ne metto una da parte, contaci [sorriso con faccia da culo]". il venerdì non ci vado e ci entro oggi. il tipo mi vede e gli dico "allora ste memorie da 2giga?"
si gira, scruta fra la roba appesa dietro al bancone. si blocca. panico.
"proprio non capisco, dovrebbero esserci..." chiede ad un collega. quello risponde una roba tipo "guarda che le spedizioni non ci arrivano mica tutti i giorni". io prendo il catalogo di gennaio e mi metto a sfogliarlo calmo. lui fa per controllare gli ordini sul computer ma viene interrotto da un collega più anziano che deve fare cose più importanti. io sfoglio calmo. è il suo turno davanti allo schermo.
"eh sai, penso proprio che non mi siano arrivate, in magazzino non ne ho più"
non sollevo nemmeno la testa mentre parla. poi finalmente lo guardo in faccia con un sorriso conciliantissimo e gli dico che "non c'è problema" e "passerò la prossima settimana". mi saluta dicendo che "appena arrivano te ne arraffo una e la metto da parte per te, scusa eh!". appena arrivano, prendi la memoria, la infili dentro un ovetto di palstica di quelli che c'hanno la sorpresa dell'ovetto kinder e te lo metti nel culo come se fosse un preziosissimo ovulo di cocaina, porco maledetto.
è ora di andare a casa e risposarsi finalmente. potrei prendere un autobus per fare due fermate ma vedo che dovrebbe arrivare in 8 minuti e penso "dai, faccio a piedi". giro l'angolo e passa un 37. diocane, vabbeh dai. faccio 3 metri e ne passa un'altro.
è mezz'ora che tento di connettermi per postare e non ci riesco
lunedì, 17 dicembre 2007
il mio computer ha deciso che ogni trenta giorni impazzisce, impedendomi di scrivere con la tastiera e mandando in tilt anche il mouse. non che la cosa mi impedisca di friggermi il cervello davanti allo schermo con un giopad in mano, ma un pò mi scuote perché è come se si ammalasse: bum, di colpo decide di impazzire e poi, altrettanto inspiegabilmente, torna a funzionare dal nulla. evabbe. comunque l'altro giorno, con il mio amichetto del cuore, sono andato a fare la classica spesa al supercoop. o forse è un ipercoop. quando sarò grande costruirò il primo ultracoop. cazzo, il nome è molto più accattivante. poi faccio la sottomarca economica che si chiama ultra. non come quella tristezza gialla e bianca con l'eurino (massimo rispetto, comunque. senza di te, marca gialla e bianca con l'eurino, la mia vita sarebbe senz'altro più triste. soprattutto senza il tuo mezzo litro di birra a 35 cent), la mia marca si chiamerà ultra: pomodori pelati e a pezzi ultra, birra ultra, pasta ultra, wafer ultra. ultra. comunque, all'uscita siamo passati dalla scorciatoia in mezzo al parchetto oscuro e su un lato della coop abbiamo letto LA frase, scritta con una bomboletta verde: "un uomo morto non stupra" firmato con due simboli femminili legati, il tondino con la croce. se non mi ricordo male è una specie di movimento di ultrafemministe oltranziste; le preferisco alle femministe winx (vedi rubrica di daria bignardi[tvb] sul vanity fair di una paio di settimane fa), ma pur sempre un po' eccessivo. io ho immediatamente sentenziato che "un uomo morto non stupra ma un uomo stupra un morto". rielaborazione onesta, ma puritana. c'era bisogno di un po' più di verve, fornita quasi in contemporanea dal mio amichetto del cuore che ha concluso con "un uomo morto non stupra: a tuo padre però è riuscito".
se ne avete una migliore (praticamente impossibile), prego rendetemi partecipe.
lunedì, 26 novembre 2007
sono venuto dal soggiorno articolando chiaramente queste due parole
"porco dio, porco, porco, porco, dio, dio, dio".
come ho già spiegato a molti miei conoscenti faccio uso di queste due parole in quanto rappresentanti delle mie radici cristiane, insieme all'accettazione del sistema di datazione basato sulla nascita di cristo, quando potrei tranquillamente prendere come spartiacque la prima olimpiade, la battaglia delle termopili o l'anno di incoronazione di giuliano detto l'apostata. rulez. ho notato che queste radici cristiane mi salgono dal profondo ad un ritmo preoccupante quando guardo il treno dei desideri. o forse ad un ritmo rassicurante. ad un ritmo giustificato. comunque, avendo visionato anche parzialmente c'è posta per te (l'altro grande programma del sabato sera) sono giunto alla più che ovvia conclusione che, pure sui programmi carramba, mediaset batte rai 10 a zero. beninteso, il fascino da vacca da latte della clerici continuerà a stuzzicare le mie voglie segrete (le sue tette sono un ossessione, che trasformo in pulsione [ho preso lezioni dal mio coinquilino] quando, facendo l'insalata, spezzetto la mozzarella con le mani, stringendola fra due dita finchè non se ne stacca un pezzo). e anche la voce da tranello di maria de filippi mi inturgidisce il capezzolo sinistro (e molti di voi sanno che il mio capezzolo sinistro è il dormiglione fra i due). comunque tranello batte vacca da latte su ospiti internazionali, abilità di conduzione, vestiti dei partecipanti (ma chiccazzo ci sta alla rai a vestire gli asociali che si sputtanano a sti programmi? hanno un concetto di benvestire deviato, tipo quelli che pensano che farsi le seghe comunitarie quando si è adolescenti sia normale). in più (ma questo poi magari lo fa anche la bionda col cazzo da negro) la clerica pronuncia juan (mi raccomando quella jota iniziale aspirarla per bene) uàn. è una cosa che veramente mi fa venire la pelle d'oca. n'è. di oca né. finitela voi questa. ah, stavo per dimenticare. un grosso "vaffanculo pezzi di merda" a tutti quelli che mi hanno scritto "ma ci imbrogli e posti roba scritta millenni fa, facendoci credere che sia attuale". apprezzate la composizione invece di speculare su dove si trovino le mie chiappe aulenti.
cocal deriva dal greco
domenica, 18 novembre 2007
"passaporto"
"sì"
ha gli occhi stile ipertiroideo, li rotea come un camaleonte e scruta la mia roba
"tutta sua questa roba?"
"tutta"
ancora uno sguardo che sale e poi scende. ripeto
"tutta"
apre il passaporto, sfoglia le pagine. so già cosa stai pensando, tristezza di poliziotto italiano abbronzato. una cappa, una esse finale tanti bagagli.
"attentda un attimo"
chiude la porta dello scompartimento. parla nella ricetrasmittente.
"controllami questo: livorno, otranto..."
esitazione. non ti viene in mente una città con la u, vero?
"...udine, kilo, ancona, salerno"
passano un paio di minuti. quello dall'altra parte dice "negativo", lui riapre la porta, porge il passaporto
"arrivederci"
al tipo slavo che stava nello scompartimento accanto al mio gli hanno fatto le stesse domande tutte le polizie che sono salite su sto treno. solo quelle italiane però. che poi non ho capito quante polizie sono salite. sempre quelle italiane intendo. tipo tre. sarà stata quella di frontiera, quella ferroviaria e quella normale
alla fine blando. non è male sto posto, chiasso. il lago è bello. sono appena entrati in scompartimento individui che non mi ispirano un simpatia particolare. lombardi doc, 50 anni passati, fescion-sobrio. o forse solo sobrio. uno ha un cellulare della nokia, uno della seire N, uno di quelli con mille applicazioni per intendersi. ci attacca le cuffie bianche e si mette ad armeggiare. forse sta ascoltando radio. o forse musica. accanto a me invece si è seduto una donna, ha più di trent'anni e probabilmente anche più di 40, a giudicare dalle mani, ma è una bella donna, si tiene bene. ha una bella pelle. legge un libro, non so cosa, non ho voglia di sbriciare. accanto a lei siede l'amico del cellulare. legge un giornale. ho dato un'occhiata per sapere di che morte dovevo morire nell'eventualità si metesero a discutere di politica. legge il corriere. tiro un sospiro di sollievo, poteva andarmi molto peggio. non so se la donna sia amica del cellulare e del giornale, non mi è chiaro. se non lo è non ho capito checcazzo ci sono venuti a fare tre solo nel mio scompartimento. ho capito che era il primo e che ero solo, ma ce ne erano altri 12 dove potevate andarvi a sedere. quello col giornale si è appena alzato per andare a chiudereuna finestra in corridoio, tirava aria. ha la classica faccia da 50enne italiano con un buon lavoro. ha i pantaloni di tela e una polo lacoste rosa chiaro chiaro.
c'ho un fame che mi mangerei il braciolo del sedile
lunedì, 12 novembre 2007
dall'inventario delle frasi scontate per rimorchiare le ragazzine diciassettenni:
"un pessimista è un ottimista con esperienza"
dall'inventario delle frasi pronunciate al massimo volume in un vagone di treno da 3 ragazzi che hanno fatto del turpiloquio uno dei loro motivi di vita, alla presenza di una signora scandalizzata, un bengalese e il controllore:
"un negro con il cazzo piccolo è un antinegro".
e scéimoniu a chiunque non sostenga questa massima. tutti i maschi di età superiore ai 10 anni potranno assicurarvi che sia una verità assoluta. per le femmine fatevi un giretto su youporn.com e mettete come parola chiave monster cock. poi cliccate sul primo risultato. anche con mandingo dovrebbero uscirvi cose interessanti. lo so che lo farete anche se non me lo direte mai. del resto è stato proprio da una mia amica di erasmus che ho avuto la medesima conferma della nostra teoria. mi ha comunicato testualmente (e non era ubriaca) "quando passi all'africano, non torni più indietro". ed era serissima. maschi e femmine fatemi sapere se sia il caso di dare credito a questa affermazione.
del resto il fatto che i negri abbiano il cazzo abnorme è la prova che loro ci soo superiori e che noi bianchi caucasici siamo solo una ramo venuto fuori male. e spiega anche perché gente tipo mario o quel ciccione con la voce da undicenne, che ha stuprato analmente stand by me, siano sempre attorniati di troiette. no, non è solo i soldi che si fanno incidendo canzoni indecenti, rassegnatevi a questa verità: hanno il cazzone.
Comuque la storia del vagone è andata a finire che la vecchie ci chiese di smettere di parlare di quelle cose oscene ad alta voce oppure di cambiare vagone. non hai capito un cazzo, vecchia. a quel punto anche il controllore, che in realtà se la rideva, ci ha detto qualcosa tipo "su ragazzi, un po' di contegno". ovviamente poi la signora, in preda allo sdegno, se ne è andata.
sabato, 03 novembre 2007
"Straight to your face, straight to your face, straight to your face with the truth"
come dicono gli hatebreed, dove in questo caso la truth è la suola consumata del mio anfibio numero 47 emmezzo che si infrange fragorosamente, in ordine, contro la faccia del telefonista di telecom e dei tecnici della ditta appaltatrice a cui si rivolge telecom. contro il telefonista perché non è possibile che se chiamo 3 volte per sapere se sono raggiungibile da un fottuto servizio di adsl di merda e ad ogni telefonata mi dicano una cosa diversa: una volta sì, l'altra vvolta no, la terza sì di nuovo. ai tecnici perché ho scoperto qual è l'impedimento che non mi permette di avere una connessione internet celermente: tale impedimento è rappresentato da un' "apparato", che deve essere rimosso fisicamente da uesti tecnici dello stracazzo. ora, non mi chiede cosa cazzo si aun apparato però mi girano i coglioni. il tutto si traduce in un'assenza quasi totale di internet dalla mia inutile vita. il che forse potrebbe anche essere un bene, chissà. questa tastiera mi sta un po' sul cazzo perché la virgola è troppo spostata e premo sempre il punto. non c'è moltro altro da aggiungere. in questi tre giorni ho mangiato come un porco da ingrasso, più o meno bene. mi sono sentito più volte ispirato, e mi piacerebbe deliziarvi con qualche bell'aneddoto ma veramente in questo momento la maggior parte del sangue è convogliato in zona addominale per digestione (il resto del tempo è convogliato un po' più sotto) quindi non riesco ad avere il cervello sufficientemente ossigenato per comporre.
adieuauou
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